La partigiana Fallaci fa a pezzi l’antifascismo.




da "IL GIORNALE" - 10 Maggio 2010

di Marcello Veneziani

Ci voleva la zampata postuma di Oriana Fallaci, da morta, per rianimare il dibattito sulla cultura italiana. Ieri hanno fatto brillare una mina lasciata dalla bellicosa Oriana in una lettera inedita di dieci anni fa. È una lettera su Gentile, Croce e la viltà degli antifascisti, dura e schietta come nella prosa fallaciana, scritta a Chicco Testa e resa nota dal Riformista. In questa densa lettera (scritta a fine luglio del 2000), la Fallaci dice quattro cose: che l’assassinio di Gentile fu una carognata ingiusta e vigliacca. Che Gentile non era fascista. Che gli antifascisti furono dei «cacasotto» perché uccisero un grande e inerme filosofo mentre non ebbero il coraggio di sminare i ponti di Firenze che i tedeschi avevano minato. E infine, che avrebbero dovuto ammazzare Croce, che, parole sue, all’inizio «leccò il culo» a Mussolini, come molti intellettuali «che poi sarebbero diventati numi del Pci». In quattro mosse la Fallaci descrive con la sua brutale franchezza il Novecento intellettuale italiano.
Sì, l’assassinio di Gentile fu una carognata, ingiusta e vigliacca, ha ragione la Fallaci. Ma la cosa più grave che alla Fallaci sfugge fu che Gentile non fu ucciso perché fascista intransigente, ma al contrario perché puntava alla concordia, chiedeva a fascisti e antifascisti di sentirsi prima di tutto italiani e uniti nella tragedia della guerra. Questo non gli fu perdonato: non piaceva ai fascisti fanatici e spiazzava gli antifascisti feroci, in larga parte di estrazione comunista. De Felice distinse tra fascismo-movimento, radicale e rivoluzionario, e fascismo-regime, conservatore e autoritario. Io credo che esista anche un fascismo-partito e un fascismo-nazione, ovvero una visione militante e partigiana del fascismo; ed un fascismo-nazione che pensava al fascismo come al braccio secolare dell’Italia, nel senso che il fascismo era per loro la realizzazione dell’Italia nel Novecento, come il Risorgimento lo era stato nel secolo precedente; ma l’Italia era il punto fermo. A questa idea del fascismo-nazione aderirono Gentile e Rocco, Volpe e altri grandi. Anche la Repubblica sociale fu per loro una necessità storica ma non l’apoteosi del fascismo. Gentile vi aderì per coerenza col suo passato, Volpe si tenne in disparte, Rocco era già morto. Tutto il pensiero di Gentile era percorso dall’idea di unità, identità, comunità e non da quello di fazione e guerra civile.
Per la Fallaci, Gentile non era fascista; è una mezza verità. Sì, perché il suo pensiero si era compiuto prima che nascesse il fascismo: l’arco della sua teoria è già conchiuso nella prima guerra mondiale. Sul piano della cultura politica il suo fu un pensiero risorgimentale, percorso da un’idea della politica come religione civile e dello Stato come valore etico super partes. Con le pericolose controindicazioni totalitarie che sappiamo. La sua riforma della scuola non fu la più fascista delle riforme, come disse Mussolini, ma una grande riforma umanistica di idealismo educativo, percorsa da amor patrio. La sua «Enciclopedia» fu aperta a studiosi antifascisti. Ma la sua adesione al fascismo non fu un incidente di percorso e nemmeno un equivoco: l’idea dello Stato nel fascismo ebbe in lui il teorico più forte; la filosofia della guerra ebbe in Gentile la sua più alta elaborazione; il tentativo di annodare il fascismo al Risorgimento fu opera di Gentile sul piano filosofico e di Volpe sul piano storico. No, non fu occasionale il suo fascismo.
Dure ma veritiere poi le parole di Oriana Fallaci sugli antifascisti. Noto solo che quei partigiani non vollero sminare i ponti non solo per mancanza di coraggio, come lei scrive, ma perché -come insegna anche la vicenda via Rasella-Fosse ardeatine a Roma - c’era in alcuni capi partigiani la logica del tanto peggio tanto meglio. Ovvero le brutalità naziste potevano servire a generare un clima di odio verso i medesimi e i loro alleati fascisti, e quindi a legittimare la lotta antifascista, la guerra rivoluzionaria e le vendette più atroci.
Infine trovo ingiusto il giudizio della Fallaci su Croce. È vero che il primo Croce sostenne il fascismo e anzi lo alimentò anche teoricamente: le opere di Sorel, che furono breviari per il fascismo, le aveva portate lui in Italia. L’idea di un dittatore che rimettesse a posto l’Italia dopo il biennio rosso non dispiaceva a Croce. Ma pensava ad una dittatura momentanea, come ai tempi dei romani. E non dimentichiamo che, a differenza di Gentile, Croce non fu interventista; era e restava giolittiano. Poi, dal ’25 in avanti, avversò il fascismo, chiamò a raccolta gli intellettuali nel celebre manifesto, mantenne dignitoso dissenso, e pubblicò per quasi tutto il ventennio La Critica che fu una palestra di antifascismo. No, Croce non fu un «leccaculo» e nemmeno un voltagabbana.
E qui, infine, vorrei dire una cosa sugli intellettuali italiani. Li consideriamo opportunisti e vigliacchi, camaleonti e servili ma è giusto se ci riferiamo alle seconde file. I grandi intellettuali italiani del Novecento furono coerenti e pagarono di persona. Tralascio quanti combatterono o persero la vita nella prima guerra mondiale, interventisti intervenuti, ma dico Gentile e Gobetti, Gramsci e Martinetti, Rensi e Soffici, Bonaiuti e Ducati, Volpe e Marinetti o fra i più giovani Berto Ricci e Giaime Pintor. Alcuni furono uccisi, altri pagarono con l’emarginazione, l’esilio, la perdita delle loro cattedre. A differenza di altri intellettuali europei pusillanimi e defilati: penso ad esempio a Sartre o al grande Heidegger. Croce non patì per il suo antifascismo ma fu comunque sorvegliato e minacciato. Il vero errore degli intellettuali civili italiani fu che credettero alla coincidenza di cultura e politica, e così restarono prigionieri del loro sogno totalitario: dico Gentile, Gramsci, Gobetti. L’idea che cultura e politica coincidono fu la madre di tutte le più rovinose utopie e di quella brutta razza che fu l’intellettuale organico e asservito al potere.
Sciagurato è pure separare cultura e politica: più saggio è pensare alla loro continuità pur nell’autonomia delle sfere. Ma toglietevi il cappello quando parlate di loro, perché pagarono di persona le loro idee. E non confondeteli con la media, anzi con la marmaglia dei professori che giurarono per il regime e per le leggi razziali, pur essendo antifascisti, e poi saltarono il fosso. I mediocri galleggiano sempre, tra clan mafiosi e servitù; i grandi pagano la loro grandezza con la vita e la solitudine.

PRIMA GRANDE SERATA DI “DESTRA IN MOVIMENTO”!!!







Mercoledì 24 febbraio alle ore 20.30 presso la Sala Civica del Comune di Angiari(vr) si è tenuta la prima serata della nostra neonata Associazione "Destra in movimento - Cultura e Politica". Il tema della serata riguardava "La finanza agevolata per le piccole e medie imprese"; un tema molto sentito dai piccoli e medi imprenditori del basso veronese e di tutte le province del Veneto, tante infatti sono le piccole e medie realtà dei nostri Comuni e Province che portano posti di lavoro, creano ricchezza e fanno sì che la nostra Regione sia una delle più produttive in ambito nazionale ed in ambito anche europeo.
Proprio per questo "Destra in movimento - Cultura e Politica" ha voluto dedicare uno spazio a tutti questi piccoli e medi imprenditori di una realtà come il basso veronese, crocevia importante per tutta l'economia della Provincia di Verona, affinché possano conoscere quali iniziative ha preso la Regione in loro favore e quali prenderà nell'immediato futuro, considerando anche la tornata elettorale che vedrà tutti noi interpreti alle prossime elezioni regionali del 28/29 marzo 2010. Abbiamo avuto l'onore di avere come relatore un professionista in campo contabile, il dott.Corrado Regnoto, dott. commercialista e revisore dei conti e come moderatore il nostro caro amico associato, avv. Simone Lovato, Assessore agli affari legali del Comune di Angiari.
Questa serata ha avuto come testimone d'eccezione il prossimo candidato alle regionali Davide Bendinelli, già Assessore provinciale al Turismo e sport dal 1999 al 2004,attuale Assessore provinciale all'edilizia e al patrimonio nonché Sindaco di Garda già al secondo mandato e tutt'ora in carica; appoggiato dalla nostra associazione.
Il candidato Bendinelli del PDL veronese ha illustrato il suo personale programma politico e il progetto ancor più ambizioso di "Rifondazione"(consentitemi il termine)del PDL a livello provinciale e regionale e, facendosi patrocinatore dei malumori dell'elettorato pidiellino, vuole dare una svolta politica ad una situazione interna al partito che ha portato alla perdita di molti consensi elettorali passati poi alla Lega e al suo potere politico nel nostro Nord-est.
Proprio per questo la nostra associazione, il direttivo e gli associati tutti appoggiano Davide perché crediamo sia la persona giusta al posto giusto per tornare ad amare e far amare agli elettori la POLITICA, intesa come impegno politico, civico e amministrativo per la cittadinanza che si va a rappresentare e che ripone la sua fiducia a chi si mette gioco con serietà! !
Abbiamo avuto poi l'intervento del nostro presidente Angelo "Lino" Adamo che ha illustrato il progetto della nostra Associazione e ha motivato la scelta di appoggiare il candidato Bendinelli alle prossime elezioni regionali.
La serata poi è proseguita sulla via dell'illustrazione e del l'approfondimento del tema della serata: "La Finanza agevolata per le piccole e medie imprese".
Il dott. Regnoto ha disaminato in modo tecnico ma allo stesso tempo molto semplice quali sono gli strumenti in mano ai piccoli e medi imprenditori per ottenere sgravi fiscali e agevolazioni per le loro attività, per accrescere la loro produzione e tutelare i posti dei loro lavoratori dipendenti, proprio per sopperire alla crisi che attanaglia in questi due anni tutte le realtà produttive sì, ma che rischia di aggravare la posizione delle piccole e medie realtà locali in particolar modo. Molto utili a tal proposito sono stati i riferimenti alle leggi Regionali in vigore e a quello che si potrà fare proprio nell'immediato futuro post-elezioni.
La serata poi è proseguita con un interessantissimo dibattito che ha permesso il contraddittorio tra i tecnici nel campo e chi si trova ogni giorno a dover lottare per mantenere prospera e in salute la propria attività.
Infine ci siamo congedati ai cittadini promettendoci a breve un altro incontro di approfondimento su questo od altri temi inerenti gli interessi del Cittadino, salutando e ringraziando tutti i presenti, in modo particolare per la loro disponibilità, preparazione e bravura il Dott. Riccardo Regnoto e l'avv. Simone Lovato.

NOI TI SOSTENIAMO!!!


DESTRA IN MOVIMENTO CULTURA E POLITICA SOSTIENE IL CANDIDATO ALLE REGIONALI DAVIDE BENDINELLI

Regione, parte la corsa per il dopo Galan ELEZIONI. Il 28 e 29 marzo si vota per il rinnovo di Consiglio e Giunta del Veneto. Depositate le liste. Otto i candidati presidenti
Pdl e Lega con Zaia; Bortolussi (Pd); De Poli (Udc) e poi Panto, Polo, Caratossidis, Borrelli e Palmerini

A Il tavolo per la presentazione di liste e simboli in tribunale MARCHIORIMeno trenta giorni. Il 28 e 29 marzo si vota per decidere il governo della Regione dal 2010 al 2015, il dopo Giancarlo Galan, il forzitalista presidente per 15 anni che ora andrà a fare il ministro nel governo Berlusconi. Dal Monte Baldo alla Laguna di Venezia il passo non è breve. Verona alla periferia dell'impero veneto, si è sempre detto, alludendo alla storica distanza che Verona avrebbe dall'ente Regione. Ma i veronesi candidati al Consiglio regionale provano ancora una volta a smentire la storia, puntando a Venezia. Dove, peraltro, nel quinquennio che sta per chiudersi, hanno avuto quattro assessori e sei consiglieri.
In pista per il governo del Veneto ci sono otto candidati alla presidenza e, nella provincia di Verona, 16 liste per il Consiglio presentate in Tribunale (vedi le pagine successive). Oggi proseguono le verifiche della documentazione. Domani verranno proclamate quelle ammesse alle urne. Ci sarà tempo per eventuali ricorsi, poi ci sarà il sorteggio per l'ordine delle liste sulle schede. Gli otto candidati alla presidenza della Regione sono per il centrodestra Luca Zaia, sostenuto da Lega Nord, Popolo della Libertà e Alleanza di centro. Per il centrosinistra è in pista Giuseppe Bortolussi, in corsa per Partito democratico, Italia dei Valori, Federazione della sinistra, Sel-Psi, Idea e Radicali (quest'ultima lista è stata depositata pur non avendo raggiunto le firme necessarie, come quella della Liga Veneto Autonomo che però non è stata depositata).
Il candidato di centro è invece Antonio De Poli, in corsa per Udc e Unione Nord Est. Si presenta anche Forza Nuova, con candidato presidente Paolo Caratossidis; quindi Gianluca Panto per il Partito nasional Veneto, Silvano Polo per I Veneti, David Borrelli per il Movimento cinque stelle beppegrillo.it e infine Loris Palmerini, per Venetie per l'autogoverno. Il Consiglio regionale è formato da 60 membri, di cui 48 eletti con il sistema proporzionale e 12 con quello maggioritario.
A Verona intanto gli schieramenti affilano le armi per la campagna elettorale. Venerdì sera, in fiera, ha fatto il pieno — oltre 2.000 presenti — il ministro Maurizio Sacconi, intervenuto alla presentazione del candidato del Pdl al Consiglio regionale Davide Bendinelli, sindaco di Garda. Il poker di candidati del Pdl scaligero con chance di essere eletti è formato poi da Giancarlo Conta e Raffaele Bazzoni, rispettivamente assessore e consigliere regionale uscenti, entrambi ex Forza Italia come Bendinelli, e dall'assessore regionale uscente Massimo Giorgetti, ex An, ricandidato, che spiega: «C'è un accordo politico fra Lega e Pdl sul fatto che i consiglieri regionali eletti che diventeranno assessori dovranno dimettersi dal Consiglio». In base al numero di futuri assessori veronesi del Pdl — potrebbe essere uno; oggi sono due — e a quelli della Lega — potenzialmente due; oggi uno — si vedrà chi scalerà in alto dalle singole liste provinciali.
Intanto, il candidato del centrosinistra Bortolussi, dopo il deposito delle liste nelle sette province del Veneto, lancia segnali di battaglia ai suoi concorrenti: «C'è il futuro del Veneto in ballo», dice, «e chi non vuole un Veneto a guida leghista ha solo una scelta da fare.
Votare e far votare Giuseppe Bortolussi».
Enrico Giardini

AIUTIAMOLI!!C'E' BISOGNO ANCHE DI TE!!





AIUTIAMO LE VITTIME COLPITE DAL TERREMOTO AD HAITI.QUI DI SEGUITO TROVERETE COME POTRETE DARE IL NOSTRO CONTRIBUTO ALLE POPOLAZIONI MARTORIATE DA QUESTO TERRIBILE SISMA!GRAZIE!

Come contribuire
Per sostenere gli interventi in corso si possono inviare offerte a Caritas Italiana
tramite C/C POSTALE N. 347013 specificando nella causale:
"Emergenza terremoto Haiti".

Offerte sono possibili anche tramite altri canali, tra cui:
UniCredit Banca di Roma Spa, via Taranto 49, Roma
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Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma
Iban: IT 19 W 03069 05092 100000000012

Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma
Iban: IT 29 U 05018 03200 000000011113

CartaSi e Diners telefonando a Caritas Italiana tel. 06 66177001 (orario d’ufficio)



Agire onlus, appoggiata dal Ministero degli Esteri, dà la possibilità di donare 2 euro per ogni sms inviato al 48541 da cellulari Tim e Vodafone o tramite un telefono di rete fissa Telecom. Un modo semplice, rapido per sostenere chi, già nella povertà, ha davvero perso tutto.

L'INNOMINATO....




A VOI UN'ARTICOLO DI QUALCHE MESE FA DI MARCELLO VENEZIANI E 10 DOMANDE(TANTO DI MODA) A FINI E ALLA SUA CONVERSIONE...GRAZIE FINI...FINDUS...OOPS...INNOMINATO!!!



Il mistero di Gianfranco Fini è stato finalmente svelato. Tutti si chiedevano cosa gli fosse successo, perché avesse cambiato così radicalmente opinione; ma nessuno era in grado di spiegare il perché. Ora la spiegazione è arrivata dal libro “Il futuro della libertà” che è in libreria a firma Gianfranco Fini. Leggendo questo libro ci siamo accorti della verità. L’ex leader del Msi e di An ha un gemello omozigote che ha vissuto congelato fin dalla nascita in una cella frigorifera piena di libri. È stato condannato a leggere e studiare fino a diventare un intellettuale, a differenza del fratello parlante.
Questo gemello surgelato, che chiameremo Gianfranco Findus, ha trascorso la sua vita glaciale tra i libri; suo fratello il politico era condannato (…) agli orali, perché parlava nelle piazze, nei parlamenti e nelle sezioni; lui, invece, era condannato agli scritti, perché era costretto a leggere e scrivere e nient’altro. Ora è uscito finalmente allo scoperto pubblicando a firma del gemello politico il libro in questione. Nessuno degli entusiasti recensori e sviolinatori ha avuto il coraggio di dirlo, masi capisce lontano un miglio che l’opera andata in libreria non è stata scritta dal presidente della Camera ma dal fratello nella camera ibernata, l’intellettuale congelato. Lo sveliamo per tutelare la sua fama di politico e non consentire a nessuno di insultarlo come intellettuale o di sostenere che scriva libri «indipendenti dal suo pensiero», per usare una sua stessa espressione rivolta ironicamente verso il direttore di questo Giornale. Preferiamo dire la verità per evitare facili ironie sulla sua inaspettata cultura che finora era riuscito così bene a mascherare; e per prevenire insinuazioni su corsi universitari per corrispondenza o su lauree filosofiche prese al Cepu.
Nel libro del fratello surgelato e colto, autori che Fini il politico non ha mai citato, letto e conosciuto, vengono sciorinati con familiarità in un linguaggio che non è assolutamente
quello usato dal presidente della Camera, dai tempi del Fronte della gioventù a oggi. Ci sono riflessioni filosofiche e teologiche, sottili considerazioni sul nichilismo e sulla sociologia
tedesca, letture per addetti ai lavori, e una gragnuola inverosimile di citazioni, come non figurano nemmeno nei libri degli accademici più enciclopedici. E per modestia o per non caricare il povero fratello politico di oneri insostenibili, il professor Findus non ha pubblicato la bibliografia in fondo e nemmeno l’indice dei nomi. Al povero Bondi che chiedeva a Fini come mai non ha mai citato nel suo libro Berlusconi e non si è mai riferito al suo passato missino, la risposta è semplice: perché questo libro lo ha scritto suo fratello il professore che non conosceva né l’uno né l’altro vivendo nella cella frigorifera. Non c’è neanche un politico citato nel testo, ma solo filosofi, teologi, storici, sociologi, preferibilmente di sinistra, se non comunisti (Hobsbawm, Cassano, Schiavone, Caracciolo, Viesti, Galimberti, Ginsborg e lo stesso Marx). Ammazza come risalta la diversità da suo fratello, quanti riferimenti, allusioni anche velate ad altre opere, rimandi, citazioni implicite. A chi insiste nell’attribuire a Fini la responsabilità di questo libretto intellettuale a scopo pedagogico, propongo un test scagionatorio. Rivolgo le fatidiche dieci domande a Fini desunte dal libro a sua firma:
1) Ci spiega la teoria della crescita in Joseph Stiglitz da lei citata a p. 154?
2) Ci chiarisce se il suo riferimento alla libertà di o alla libertà da, discenda da Isaiah Berlin, da Friedrich von Hayeko da Ralf Dahrendorf (p. 151-3)?
3) Cosa l’ha più colpita del testo filosofico Vita activa di Hannah Arendt, così copiosamente citato (130 e passim)?
4) Pensa di poter applicare il concetto di società liquida di Zygmunt Bauman da lei citato a p. 125, anche alle società del familismo amorale descritto da Edward Banfield, da lei citato a p. 79?
5) Quando cita Alain Besançon definendo il comunismo e il nazismo gemelli eterozigoti (p. 47), allude anche all’eterotelia espressa da Jules Monnerot?
6) Perché preferisce il Nietzsche di Karl Löwith (p. 59) al Nietzsche di Martin Heidegger?
7) Complimenti per i testi filosofici sul razzismo (Gobineau, Rosenberg, Hitler) ma perché cita a tale proposito pure il Mito di Arminio (p. 56-7)?
8) Ama citare Christopher Lasch (p. 68 e passim): è alla sua Cultura del narcisismo che si ispira il suo capitolo dedicato appunto a Narciso?
9) Ci spiega cosa ha voluto dire quando, dopo aver citato Karl Popper e Federico Moccia, invita i giovani a non rifugiarsi «in quella stratosfera di sogni» (p. 124); e da dove le è venuta quella metafora svolazzante sull’«l’Italia-farfalla che dovrà presto librarsi nell’aria» (p. 104)?
10) Quali sono infine i testi di Peter Hahne (p. 75), di Maurice Duverger (144), Ernst Renan (131), Thomas Mann (57) e Arthur Koestler, le opere di Fourier, Owene Saint-Simon (53), di
Roger Scruton (50), Robert Conquest (49) Ulrich Beck, (20) e Pierre Teilhard de Chardin (10) citate nel suo libro? E Lazar, e Furet e Glucksmann, e Stuart Mill e Weber… e mi fermo qui per non spaventare il lettore.
Naturalmente chiedo di rispondermi in diretta, senza usare l’aiuto del pubblico da casa e del suo addetto stampa Aldo Di Lello, colto giornalista culturale che conosce quei testi. Sono certo che non risponderà e questo lo discolperà dall’infamia di essere un intellettuale. Fini è portatore sano del suo testo, potrà abiurarlo più facilmente di ogni altra abiura finora effettuata.
Ma finite le domande a Fini chiedo alla stampa italiana che ha recensito ammirata il libro del professor Findus: ma per voi non conta niente la verità, l’autenticità, il pensiero, l’autore? Per carità, i ghost writer ci sono sempre stati, famoso tra tanti il saggio su Proudhon di Craxi scritto da Luciano Pellicani; ma qui siamo alla sostituzione di persona, il gemello professor Findus al posto di Fini il politico. Ad ambedue rivolgo l’invito a vedere il film Sotto falso nome e a rileggere Il doppio di Otto Rank. Mi auguro solo una cosa: ora che il professor Findus è stato sbrinato, non vorrei che Fini andasse al suo posto nella cella frigorifero. Nascere dalla fiamma e finire in ghiacciaia sarebbe troppo.

Marcello Veneziani

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sono un tipo socievole e grande appassionato di politica ed in genere di tutto quello che può far accrescere il proprio bagaglio culturale, sempre pronto a imparare da tutti e sempre pronto a confrontarsi con tutti, mi ritengo un'idealista,forse troppo a volte ma in questo periodo di poco idealismo mi tengo stretto questo lato del mio carattere. da poco sono entrato a far parte del partito "La Destra" e vado orgoglioso di questa mia scelta..anzi..se volete condividere con me questo impegno,anche per il nostro territorio contattatemi all'indirizzo mail ladestralegnago@virgilio.it